sabato 1 febbraio 2020

Il Ponte del Diavolo: ne avevo sempre e tanto sentito parlare, ma di fatto non avevo mai organizzato un’escursione nelle valli di Lanzo per osservarlo da vicino; la leggenda che contornava quel ponte mi imponeva impegno ed attenzione e non potevo concedermi di passeggiarci sopra rimanendo del tutto indifferente a quella storia secondo cui fu proprio il diavolo a costruirlo, dopo che già due volte era crollato quello che era stato costruito precedentemente.
C’è chi racconta che le “marmitte dei giganti” presenti sul luogo, sarebbero le pentole in cui il diavolo ha cucinato la minestra necessaria ai suoi aiutanti per la costruzione del ponte; c’è invece chi crede che in cambio del ponte, il diavolo avrebbe preteso dagli abitanti della zona di portarsi all'inferno l’anima del primo a transitare sul ponte, ma la popolazione avrebbe fatto passare un cane. 
L’imbroglio avrebbe scatenato l’ira del diavolo, che avrebbe sbattuto violentemente le sue zampe sulle rocce circostanti formando le marmitte.
Sta di fatto che quel giorno decisi di andarci in Vespa, da solo e con l’unico desiderio d’incontrare quel mostro, per vedere se una scazzottata con lui mi avrebbe reso più forte o più debole, vincitore o perdente sul ring dei buoni propositi messi costantemente alle corde dalle sconfitte della quotidianità che in quel posto parevano avere la forma di una mezza luna in pietra.
Parcheggiai la mia College poco distante da una struttura in pietra che ne anticipava l’ingresso; mi avvicinai incuriosito e i miei pensieri si persero dentro una piccola targa turistica bianca sopra cui c’era scritto “Cappella di San Rocco (secolo XVI): il 27 agosto 1503 il Vescovo di Torino Giovanni Ludovico della Rovere concedeva agli onorabili uomini della comunità di Lanzo il permesso di far celebrare messa all'oratorio di San Rocco presso il Ponte del Diavolo. 
La concessione era limitata al solo giorno della festività del Santo che già allora si celebrava il 16 agosto.
La dedicazione a San Rocco è tipica delle cappelle poste all'ingresso dei paesi, in quanto il Santo era considerato il protettore contro la peste.
Nelle Valli di Lanzo si contano ben quattordici cappelle dedicate a San Rocco e in Italia ce ne sono più di tremila.
Ogni anno nella cappella si celebra la Santa Messa il giorno successivo a quello di Ferragosto, e viene distribuito il pane benedetto a cura della Confraternita di Santa Croce che provvede alla gestione del culto”.
Premesso che di tutta questa storia io non ne sapevo assolutamente nulla, decisi di rendere San Rocco protagonista di quella mia giornata, raccontandogli un po’ di me, del mio desiderio di equilibrio sempre in bilico, del mio volere rimanere in piedi sul ponte della mia esistenza smossa da un avversario chiamato Lucifero, perennemente da stendere con un secco KO.
L’acqua della Stura scorreva con una regolarità innaturale; ero seduto sopra un sasso da ore e con i piedi a mollo in quella corrente gelida, eppure l’incontro con Satanasso stava andando alla grande; sotto quel ponte a forma di ring avevo nel mio angolo un allenatore pronto a darmi tutte le risposte che cercavo.
Avrei festeggiato il mio onomastico pochi giorni dopo e San Rocco sapeva troppo bene che in quello stesso giorno Christian avrebbe soffiato per la prima volta sulle sue tredici candeline: il cielo mi aveva donato uno dei miei angeli nello stesso giorno del mio onomastico.
Il sole stava sparendo dietro le nuvole e i giochi erano fatti; era giunto il momento di ritornare a casa più ricco di prima, felice e sereno di essere partito per una scazzottata ed essere tornato coccolato da un vecchio amico.
Ma ecco un imprevisto, l’inattesa preoccupazione di essermi reso conto di non trovare più le chiavi della mia Vespa.
Svuotai del tutto il mio inseparabile zaino Invicta e riversai le tasche delle bermuda all'infuori, ma ogni sorta di tentativo dava esito negativo.
“Sono fregato: e bravo San Rocco!
Mi hai distratto con le tue carezze mentre qualcuno mi portava via la Vespa”.
Non potevo averle dimenticate attaccate al bauletto porta casco, perché ricordavo perfettamente di averle viste appoggiate sopra una di quelle enormi pietre che avevo utilizzato come divano per tutta la mattina, ma questa mia presuntuosa certezza venne sfatata quando arrivai nel parcheggio dove l’avevo abbandonata circa sei ore prima. Incastrato sotto la cinghia del sedile in pelle rossa, c’era un bigliettino su un foglio stracciato dove a corrente alternata d’inchiostro blu, vi era scritto “Chiamami: 331/1608...”.
Proprio così: le prime quattro cifre di quel numero dopo il prefisso erano un 16 e uno 08, quasi ad impormi di ricordare ancora una volta la giornata di festa che sarebbe arrivata da lì a pochi giorni.
- Ciao, sono il pvopvietavio stovdito della Vespa; ho tvovato il tuo numevo di telefono sul sedile.
- Tranquillo, le ho recuperate io dalle mani di due peruviani che avevano drizzato le orecchie appena le hanno trovate.
Erano davanti all'ingresso della cappella di San Rocco, ma quando ho visto che stavano festeggiando dicendo che avevano notato il tuo gioiellino fuori, gli ho detto che era il mio e me le sono fatte consegnare. 
Purtroppo sono dovuto andare via, ma te le ho nascoste in un vaso di terracotta vicino a un ristorante che troverai in centro a Lanzo, dopo il primo semaforo a sinistra salendo dalla strada che porta al ponte.
Le troverai lì dentro sotto un po’ di terra.
- Non sapvei pvopvio come vingvaziavti: vavviva il cuove immaginave che esistono ancova pevsone come te.
- Non potevo non farlo: sono lucano come te e in più mi chiamo pure Rocco. 
- E come fai a sapeve che io sono lucano e mi chiamo Vocco?
- Ho sbirciato nel bauletto con la speranza di recuperare il tuo numero di telefono, ma non avendo trovato nulla, ho guardato la carta di circolazione: mi perdonerai immagino. 
Andai a recuperare le chiavi a piedi in quel vaso, più o meno un quarto d’ora per andare e un quarto d’ora per tornare.
Presi il telefono in mano per vedere che ora era, e mi accorsi che l’ultima chiamata fatta a quel gentile omonimo paesano e generoso, era partita alle 16:08, dentro lo stesso coefficiente numerico che ricordava la data del mio onomastico e il compleanno di Christian.
Il viaggio di ritorno a casa fu tutta una lacrima, gioia e dolore, vittoria e sconfitta, podio e limbo: non avevo ritrovato solo le mie chiavi, ma molto di più.
Troppi segni per rimanere indifferente a tanta grazia; sentivo le braccia del mio Santo protettore attorno ai fianchi mentre sfrecciavo osservando il santuario di Superga in lontananza; un abbraccio lieve ma stracolmo d’amore, in un’immagine astratta che rifletteva dentro i miei specchietti retrovisori un bel signore stempiato e senza casco seduto dietro di me, che sorrideva felice rassicurando i miei pensieri.
Era nonno, nonno Rocco, il mio angelo custode:
- Ce l’hai fatta Rocco, hai vinto, hai tirato giù un altro ponte, forse il più difficile da abbattere!
#unanottealcentralino





meraklidikos@gmail.com

5 commenti:

  1. Anche oggi confermo che è una delle pagine più poetiche del libro... assieme alle'conchiglie'che spero arrivino presto!

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  2. Caro ROCCO ricordati ogni giorno del TUO SANTO Protettore e sempre con te

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  3. conoscevo questa storia, è una delle più profonde che tu mi abbia mai raccontato.. conosco quel posto e sono al corrente della magia che emana..

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  4. Riflessione : certe volte anche io ho il presentimento che mi accadano cose particolari. Il percorso di malattia con mia mamma è finito oramai da mesi ed è stato tutto in salita e con un triste epilogo. Ma di quel contesto ci sono cose di cui ho qualche rimorso….dovevo fare di più? ho fatto bene ...ho fatto male? Però non potendo più riparare…. avevo deciso di vuotare il sacco con un mio amico psicologo, di li a poco l'avrei chiamato…! Quando in tarda serata di un sabato qualunque , come un fulmine a ciel sereno e' arrivata Kimba: un essere indifeso, malata seriamente… e con una ferita nel collo profonda due centimetri.. una sfortunata , sfigata chiamiamola come vogliamo, un essere di cui prendersi cura. Premetto che nell'arco del mio volontariato con gli animali , ho aiutato tanti cani con dedizione ma sono passati nella mia vita, con leggerezza, non da dedicare del tempo h.24 o sostenerli da un punto di vista economico per tutta la vita..Il nostro primo incontro ha stupito di gran lunga tutte le volontarie presenti, la pitt bull fuori taglia e pure dal passato burrascoso mi ha accolta con un verso stranissimo della durata di qualche minuto che sembrava un discorso per comunicarmi qualcosa...tanto che tutte si sono chieste guardandosi una con l'altra: ".. ma ti sta parlando?" oltre che saltarmi in braccio cercando di leccarmi le mani e il viso, come se fossi stata da sempre la sua mamma adottiva. Non avevo mai vissuto un'esperienza cosi forte con un cane soprattutto di quella portata e destinata ai combattimenti qualora fosse rimasta nel luogo di provenienza. Forse sarà ridicolo dire quello che sto per dire ma ho pensato sarà la mia mamma sotto qualche altra forma e potro' riparare a qualche errore ? Ma non è stato solo un mio pensiero.. Il nostro rapporto è tuttora inteso rispetto alle altre volontarie che mi stanno dando una mano ed inteso rispetto anche agli altri cagnetti che ho a casa di cui uno della stessa razza. Quindi caro Rocco nulla accade per caso nella vita...nell'universo tutto è collegato basta coglierlo.

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  5. Stupendo racconto, coincidenze? Penso solo che il bene vince sempre sul male, gli angeli esistono.

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