sabato 8 febbraio 2020

La Cassazione ha deciso: ci sarà un appello bis per il tuo omicidio.
Secondo la sentenza del primo appello, sei morto a causa dei ritardi nei soccorsi.
Lo ha detto il Procuratore Generale Elisabetta Ceniccola nella sua requisitoria, davanti alla prima sezione penale di Roma che doveva decidere se riaprire il processo per la tua morte.
Voglio tralasciare per scelta le vicissitudini che tutte le TV e i giornali hanno raccontato documentando la tua agonia, ma tengo molto ad esprimere un parere indirizzato a chi ti faceva compagnia quella sera.
Ma davvero ti hanno lasciato morire così?
Davvero esistono uomini incapaci di riconoscere una fatalità non voluta per poi non essere in grado di provare a risolverla senza combinare danni più grandi?
Davvero fra tutte le comparse di quella serata non avevi vicino un cervello funzionante in grado di non pensare alle conseguenze di uno sparo partito per errore?
Davvero non sono stati in grado di attivare tutte le dovute forme di soccorso immediato per aiutarti, senza accorgersi che ci stavi lasciando le penne?
Quando osservo il dolore stampato negli occhi dei tuoi genitori, mi chiedo come possano riuscire a continuare a vivere.
Quando invece vedo l'idiozia timorosa di tutti gli imputati appartenenti alla famiglia di Antonio Ciontoli, smetto di farmi domande e provo solo tanta rabbia.
Un padre e una madre cercano di salvare la faccia raccontando bugie.
Un altro padre e un'altra madre, invece, provano a sopravvivere andando a trovare il figlio al cimitero anche quando è chiuso.
Già, lo ha dichiarato ieri la tua dolce mamma, l'hai sentita?
Ha detto che sia lei che tuo papà hanno imparato a riconoscere dove riposi e anche stasera riusciranno a vederti dall'esterno del cimitero, quando il cancello sarà ormai chiuso.
Verranno ancora a trovarti e ti racconteranno che la verità è sempre più vicina.
Nulla di tutto ciò dovrebbe mai accadere; quando la morte è inaspettata, disegna prima e ferisce dopo.
Nessuna terapia allevia il dolore che provoca, ma immaginare che il tuo strazio poteva essere evitato a discapito dell'egoismo di un uomo, aggrava ogni recupero psicofisico smorzando il doveroso bisogno di accettazione.
Si vergognino i tuoi assassini.
Avranno modo di curare la tua ferita e di medicare quella dei tuoi genitori, riconoscendo al mondo i loro errori.
C'è un tempo per il timore ed uno per il coraggio: tua mamma ha mostrato di averne, tuo padre forse un po' meno.
Mi rattrista vederlo così; sono padre anch'io come lo era lui, e i suoi silenzi sono ciò che mi rammarica più di ogni altra cosa.
Sei partito per un viaggio senza ritorno: abbraccialo ogni volta che ne avrai voglia, nei sogni, nei suoi ricordi dolorosi, nelle sue abitudini stravolte.
Non essere tu a temere il peggio; altri dovranno implorare di spegnere le fiamme che consumeranno i corpi dei tuoi assassini.
Per l'anima tua e quella dei tuoi genitori, un giorno tutto diventerà paradiso, perché sia te che loro ve lo siete già guadagnato.
Ciao Marco...






meraklidikos@gmail.com

2 commenti:

  1. Spero che la vicinanza dei suoi genitori possano lenire le ferite ma soprattutto la sofferenza patita da Marco in quelle ultime ore. Riposa in pace così come vogliono mamma e papà. Grazie Rocco

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  2. Nn ci sono parole ,,,ho sempre pensato a come si può lasciare un ragazzo morire senza prestare soccorso ,,quel ragazzo è figlio di tutti ,,si poteva essere mio figlio ,,tuo figlio ,figlio di tutti ,,spero che vadano tutti in carcere tutti complici , ergastolo a vita ,,,

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