mercoledì 30 settembre 2020

Eravamo piccoli e oggi non lo siamo più.
Abbiamo scelto di diventare grandi viaggiando sopra la mongolfiera del tempo, osservando dall'alto un mondo che non si è fermato mai.
Abbiamo giocato mentre mamma cucinava e papà lavorava.
Abbiamo pregato dentro chiese che mi annoiavano e ti entusiasmavano.
Abbiamo corso e rallentato, cantato e suonato, studiato ed animato.
Siamo stati prima figli, poi fratelli, infine padri; controllori e controllati, scrittori e musicisti, calciatori e nuotatori.
Ci siamo sposati e...separati: l'ho fatto io, mentre tu osservavi le tue e i miei figli preoccupandoti per loro.
Laurea e diploma, concorso e sindacato, musical e carta stampata.
Abbiamo anche litigato, quando (ovviamente) ero io dalla parte della ragione; figuriamoci se poteva essere diversamente.
Ci siamo giudicati pesantemente a vicenda, spendaccione io e tirchio tu, indebitato io e parsimonioso tu, spudorato io e razionale tu: eppure ci sei sempre stato!
Abbiamo pianto e abbiamo riso, spesso, e la diversità caratteriale si è sempre mescolata alla somiglianza nei nostri modi di fare.
Io bello e tu brutto, per gioco, per scherzo, per raccontare al mondo che rimane ancora sotto di noi che di gas da sparare dentro la nostra mongolfiera ne abbiamo ancora da vendere.




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sabato 26 settembre 2020

Quando decidiamo di metterci in posa per immortalare un momento, abbiamo sempre difficoltà a decidere se abbracciare chi ci capita di fianco.
La mente muove le nostre braccia prima sui fianchi, poi sulla schiena, infine in tasca.
Capita che si ritrovino anche libere da ognuna di queste alternative, ma quasi sempre accompagnate da sorrisi splendenti.
La conclusione di queste scelte porterà a riconoscere uno scatto che rimarrà stampato su carta fotografica da lasciare invecchiare o archiviato in una cartella gialla da sfogliare ogni tanto.
Dentro quelle immagini ognuno racconterà l'euforia o la delusione di quel ricordo, la verità o la finzione del proprio entusiasmo, il peso o l'indifferenza per essersi ritrovati dentro quel quadretto insieme ad altre comparse che come lui hanno atteso un click.
L'artista senza tavolozza accerterà che tutti gli occhi fossero rimasti aperti, che gli effetti utilizzati abbiano assolto alla propria funzione e che ogni parte dei corpi immortalati sia stata riportata per intero dentro un mondo passato che non tornerà mai più.
Si sciolgono le righe e si torna alla mobilità, abbandonando lo statico per incuriosirsi del risultato raggiunto.
Si sorride, si commenta, si replica: il protagonista resta, gli attori lasciano il loro posto ad altre comparse.
Tutto rimane archivio: per pochi fastidioso, per molti gradevole.
Mettersi in posa davanti a un obiettivo equivale al riconoscersi più giovani o meno giovani inginocchiati nella vita che trascorre.
Quelle mani nascoste o in evidenza rimarranno le mani di chi ha dato oppure ha ricevuto, ha accarezzato oppure ha chiuso i pugni, ha abbracciato o è fuggito via.
Quegli occhi chiusi o aperti rimarranno l'anima di ciò che abbiamo immortalato in vita; colorati o in bianco e nero, saranno le custodie delle immagini che conserveremo o le password delle cartelle gialle che salveremo.
I nostri corpi non tagliati rimarranno storie scritte e raccontate, favole per bambini e leggende per grandi, romanzi per i più romantici e gialli per i più temerari.
Uno, due e tre: tutto diventa passato da rivedere e futuro da immaginare con l'aiuto di un presente a colori da incorniciare. 




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martedì 22 settembre 2020

Vedervi sorridere mi rende felice; mi fa sentire importante, invincibile, vincente.
Sono molte le volte in cui vorrei poter fare di più, vorrei provare a farvi credere quanto sarà importante affrontare la vita disinteressandosi dei dinosauri sfigati che incontrerete e cercheranno di cibarsi di voi.
I vostri viaggi vi porteranno sopra pianeti confusionari dove a volte avrete voglia di perdonare, altre di vendicarvi.
Vi incrocerete con iene pelose nate sconfitte, invidiose della vostra capacità di andare oltre, e quando ogni cosa si trasformerà in dispetto, avrete voglia di reagire per trasformarvi in bestie feroci come loro.
Non fatelo, non tirate mai fuori la spada tagliente dell'odio, dell'astio, del "ti faccio vedere io".
Non è questo che serve per uscire vincenti dalle provocazioni dell'ignoranza, perché la violenza è ignoranza, piccolezza, fragilità, e il mondo che ci è stato dato da vivere è molto più popolato di scimmie che hanno scelto di fermarsi, rispetto a pochi uomini bravi a continuare.
È molto più semplice addormentarsi: ci si stende, si chiudono gli occhi e s'immagina quello che piace.
Il difficile è risvegliarsi: cancellare i sogni brutti per non lasciarsi condizionare  l'umore, lavarsi e rivestirsi per uscire e ricominciare a correre; vivere a contatto con le stesse iene incrociate il giorno prima consapevoli che a casa abbiamo lasciato il nostro gatto peloso che tutte le sere ci fa le fusa.
E pensare che potremmo fare tutti finta di sognare anche da svegli, persi ma sorridenti dentro una vita notturna illuminata dal sole.
I miei raggi caldi siete voi: usateli anche per gli altri, sempre, perché la terra ha bisogno di sole e non di temporali.
Scaldate e fate scaldare, sorridete e lasciate che gli altri sorridano, abbracciate e stupite chi non se lo aspetta, ricordando agli abitanti di ogni foresta che dovrete inevitabilmente attraversare, che la vita è bella anche al fresco e al riparo sotto gli alberi, ma che prima o poi, ad abbronzarci al sole, ci torneremo tutti.




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mercoledì 2 settembre 2020

L'ordinario si può programmare, lo straordinario invece no, ma a cosa serve attenderli entrambi se lo spirito con cui bisognerebbe affrontarli non è quello giusto?
Trascorriamo ore in balia delle critiche più assurde.
Diventiamo osservatori dei movimenti degli altri e bradipi di quello che invece dovremmo ottimizzare.
Guardiamo le lancette degli orologi appesi sperando che aumentino la loro velocità d'esecuzione e immaginiamo sempre aperta la porta che libera le nostre costrizioni invece di goderci gli attimi intensi che piano piano compongono la nostra esistenza.
Sprechiamo tempo per identificare gli amici distinguendoli dai colleghi e facciamo sempre felici i più infelici sacrificando i più belli a discapito dei rapporti migliori.
Certo che siamo proprio strani; e pensare che basterebbe fare un bagno al mare in un pomeriggio di inizio settembre per capire quanto è bello amarsi dimenticando tutto il resto.




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