sabato 18 gennaio 2020

Ho lavorato nella città di Taranto due anni, dal 1993 al 1995.
A quei tempi non percepivo il desiderio d'investire in una relazione amorosa con la terra di Tàres fondata dagli Spartani; non avevo assolutamente intenzione di innamorarmene per timore di lasciarci un pezzetto di cuore il giorno in cui l'avrei  abbandonata.
La vivevo come fossi alloggiato dentro un tunnel ermeticamente chiuso e senza alcuno sbocco visivo, perché nella mia testa riecheggiava solo la Potenza poco distante che avevo voglia di riabbracciare al più presto.
A quel mare acquisito sempre piatto e maleodorante di nafta, preferivo le montagne irregolari e innevate della mia terra.
Taranto però batteva in testa, con i suoi Tamburi rullanti e le benedizioni di Paolo VI; il ponte con le 3 P (PontePuntaPenna) completava la proporzione sviluppata nella descrizione perfetta dei miei ricordi, unita al primo piatto più gettonato della Caserma "Giovanni D'Oria" di Corso Italia nr. 156: le mezzepenne alle 3 P (PannaPiselliProsciutto).
Ricordo i tanti libri letti durante i 4 turni in garitta: sera, pomeriggio, mattina e notte a fissare strade silenziose e condomini con gli occhi chiusi.
A tutte le ore del giorno e della notte, il sudore alimentato dall'afa della Magna Grecia, incollava al mio petto e alla mia schiena l'unica camicia che avevo a disposizione per svolgere quei servizi.
La sera ci ritrovavamo tutti in pigiama allineati ed in riga davanti ai lavandini di quelle camerate amalgamate da corridoi infiniti, come fossimo in parata per un ammaina bandiera privo di trombettista.
Le insaponavamo sfregando saponette di Marsiglia sui colli, sui polsini e sotto le ascelle prima di allinearle in serie o in parallelo sugli stendini parcheggiati sotto le finestre dei bagni.
Taranto era anche andare a spaccarsi di colazioni e aperitivi all'Orchidea, strusciarsi tra andate e venute in Via Di Palma e Via D'Aquino.
Taranto era la Fata Morgana di Pulsano: la sua musica e il suo mare, i suoi colori e la sua magia.
Ma c'era anche un Leviatano tra i ricordi di questo biennio; un mostro con numerose teste che mai sono stato in grado di quantificare.
Spuntava impetuoso dal confine di un mare sofferente, soffocato da scheletri di ferro arrossiti da polveri apparentemente inspiegabili che truccavano quelle ossa per renderle meglio presentabili.
Un fondotinta artificiale che preoccupava ma non destava, aggraziava ma non curava, abbelliva ma distruggeva.
Ai tempi la chiamavano l'ITALSIDER di Taranto...
Fu ribattezzata l'ILVA di Taranto...
Oggi potremmo rinominarla il FALLIMENTO di Taranto...
Potrei scrivere un altro libro sulla mia posizione a riguardo; stamperei un referendum mediatico sul SI o sul NO relativo a ciò che da anni tutti utilizzano come campagna pro o contro la lunga vita o l'eutanasia di questo serbatoio d'acciaio contenente migliaia di lavoratori che danno da mangiare alle proprie famiglie.
Non trovo risposte davanti a quanto accaduto ieri, o forse preferisco custodirle ermeticamente dentro le stesse garitte che 25 anni fa mi facevano sudare piombo a tutte le ore del giorno.
Taranto è e sarà sempre ITALSIDER...
Taranto è e sarà sempre ILVA...
Taranto non è e mai sarà un FALLIMENTO, perché migliaia di suoi abitanti hanno dato la vita ammalandosi nello stomaco di quel Leviatano per portare a casa uno stipendio velenoso ma dignitoso come nessun altra busta paga ha potuto raccontare.
Una dignità condita dall'orgoglio di sentirsi comunque vivi
, e non dalla mortificante economia che tutto rende sconfitta e disfatta.
Agli amici della mia Taranto auguro giorni migliori, soluzioni politiche sagge e rilancio di produzione pulito.
Ogni golfo è un contenitore, una metafora corporale che ricorda un abbraccio; sono loro ad avere il golfo più grande del paese, per questo rappresentano l'abbraccio più grande da scambiare con tutti.
Tarantini: mi mancate, mi manca la vostra città che spero di ritrovare presto più solida e profumata di qualche anno fa.






meraklidikos@gmail.com

1 commento:

  1. Ho Taranto e tutta la Puglia nel cuore. Mi spiace vedere quelle terre deturpate da speculatori che hanno come unico interesse il bene personale. Credo nella legge del Karma. Tutto torna....

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