domenica 19 gennaio 2020

Caro Stefano, mi chiamo Rocco e sono un poliziotto, un collega di quelle comparse in divisa con cui hai condiviso le ultime ore della tua difficile esistenza.
Stanotte ho deciso di scriverti per dirti qualcosa che magari sai già, e cioè che quaggiù, dopo la tua morte, si è parlato tanto di te: in molti hanno fatto un gran casino.
Tua sorella non ha mai smesso di cercare una verità difficile da dimostrare, e adesso che c'è riuscita probabilmente diventerà la prossima Sindaca di Roma, a pieni voti e senza sponsor politico alcuno, ci mancherebbe.
È stata brava, una temeraria della giustizia a cui verrà riconosciuta la giusta ricompensa, non credi?
Quanti blog ti hanno dedicato grazie a lei, quanti forum da discutere e quante pagine Facebook a cui in milioni siamo stati invitati a mettere uno stupido MI PIACE.
Poverino, non puoi fartene neppure un'idea, perché certe cose non accadranno mai ovunque tu sia in questo momento; appartengono esclusivamente a noi terrestri, o forse extra: chissà!
Nessuna biblioteca in pianta stabile, paradisiaca o infernale che sia, riuscirebbe a contenere i libri che sono stati scritti su di te, e nessun archivio al collasso penale o civile potrebbe sentenziare con le carte giuridiche corrette un verbale finale che perdoni la fame di vendetta e non di giustizia che in tanti ancora oggi recriminano.
Mi chiedo come si possa mai cliccare sopra quel pollice rivolto verso l'alto che indica la tua morte.
Come possa un uomo farsi piacere una pagina dentro cui è raccontata la disfatta di tutti?
Come vorrei che il mondo ti lasciasse riposare in pace, ad occhi chiusi e senza scuotere la quiete prematura che ti ha travolto.
Certo, adesso possiamo confidarcelo sottovoce come fossimo due vecchi amici: non è che facevi proprio il geometra nella tua vita; quello era solo un diploma che hai messo in saccoccia ai tempi della scuola superiore, ma al di là dei progetti su carta che sicuramente non stavi disegnando negli ultimi giorni, nessuno aveva il diritto di accompagnarti alla fine del tuo percorso in quel modo.
Sai Stefano: anche tanti miei colleghi, per colpa di qualcun altro, hanno fatto la tua stessa fine, magari non uguale ma simile; giovani come te o meno giovani come me, tutti ad occhi chiusi, in divisa e non, a chiedersi perché e come mai, senza sorelle che urlavano e senza telegiornali che ne parlavano, senza manifesti con volti insanguinati e privi di perizie chiarificatrici.
Stefano, questo è un mondo di merda, fidati, per noi e per voi: certe cose non dovrebbero accadere in nessuna delle due fazioni contrapposte a cui apparteniamo.
Obbligano a farci la guerra, e quando siamo noi (a loro modo di vedere) a sparare sulla Croce Rossa, sono pronti a stabilire se l'attimo prima era consono all'attimo dopo, se le nostre mani sono partite prima o dopo di quelle che avremmo dovuto bloccare e se l'uso della forza era dovuto o spropositato per garantire alla giustizia chi ha commesso un reato, magari per l'ennesima volta.
Mi dispiace, mi dispiace davvero per quello che ti è capitato; qualche collega s'incazzerà perché te lo scrivo, ma credimi, nessuno di noi avrebbe voluto che le cose andassero a finire così, proprio per evitare di essere etichettati per quello che non rappresentiamo, come purtroppo è già successo in passato.
Noi non siamo questo ma tutt'altro, e mi spiace che tu sia uno dei pochi che non può più raccontarlo in giro.
Ogni giorno ci si sacrifica per strada; dentro ogni turno lavorativo coltiviamo l'orgoglio di chi ci crede e ce la mette tutta per evitare di testimoniare pagine tristi come quella che qualcuno ha invece scritto per te.
Diglielo tu a tua sorella, provaci tu a farglielo capire, magari in un sogno dolce che possa aiutarla a trovare un pizzico di meritata pace interiore.
Dille che tutti siamo consapevoli che la sua sofferenza merita un doveroso rispetto, ma lo stesso dolore vale quanto la convinzione che il nostro operato continui a guadagnare stima e fiducia da parte di tutta la gente per bene.
Caro Stefano, mi chiamo Rocco e sono un poliziotto, un collega di quelle comparse in divisa con cui non avresti mai dovuto condividere le ultime ore della tua vita.
L'assordante resa dei conti è conclusa: che il volume di ogni televisione si abbassi per lasciarti riposare in pace.






meraklidikos@gmail.com

3 commenti:

  1. Sono d'accordo con ROCCO riposa in pace STEFANO un grande abbraccio alla tua famiglia

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  2. Spero che questa meravigliosa lettera arrivi in qualche modo a Stefano... ~ una lettera meravigliosa, che tocca il cuore.. Bravo Rocco.

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  3. Commenti equilibrati, difficili da trovare quando si parla di Stefano Cucchi. Complimenti

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