venerdì 13 marzo 2020

Grazie a Gianni riuscii a strapparti il tempo di un caffè per chiederti di preparare la prefazione al mio primo libro.
Ricordo l'emozione che provai quando dalle tue labbra uscì quel "certo che te la scrivo, con grande piacere; fammi avere una copia del manoscritto così comincio a lavorarci".
Rimarrà la più bella prefazione mai scritta.
Il passaggio a cui sono ancor oggi più legato, è quello che racconta di "un libro dentro cui c'è poco della vita professionale di un poliziotto.
Non ci sono tracce di gesti eroici, di sparatorie, di battaglie contro il crimine, di vittorie o di sconfitte, di presunti torti subiti.
Non ci sono nemmeno corse d'auto con le sirene spiegate o rocamboleschi inseguimenti.
Non c'è neppure la cronaca compiaciuta di un intuito speciale per risolvere i casi più intricati, ma c'è solo un modo efficace per raccontare cosa è davvero un poliziotto, un uomo il cui lavoro è fare rispettare le leggi, le norme del vivere comune, la stessa essenza di una democrazia conquistata a suo tempo con un duro prezzo".
Con la tua penna di fuoco hai combattuto perché tutti rispettassero il nostro lavoro.
Sei stato prima minacciato poi scortato, deriso e offeso, querelato ed indagato: e per cosa?
Per avere scritto delle verità scomode che oggi pochi avrebbero il coraggio di scrivere come hai avuto tu?
Quanto mi dispiace aver avuto la notizia che non ci si aspetta.
Germana in lacrime mi ha chiamato per avvisarmi e ripetermi quello che ci siamo sempre detti nelle nostre chiacchierate parlando di te.
Eri e rimarrai una persona speciale, corazzata e inamovibile davanti alla giustizia, pungente e spudorata nei confronti dell'illegalità, generosa e stracolma di una bontà d'animo rara.
Adesso i tuoi occhi potranno tornare a vedere le righe della carta stampata che amavi riempire.
Solo tu avrai la fortuna di aprirli invece che chiuderli.
Scrivi Massimo, scrivi ancora per me, scrivi ancora per noi, scrivi ancora per questo mondo malato che uccide prematuramente sempre i migliori, lasciando spazi vuoti da completare a chi dovrebbe usare matite cancellabili invece che penne indelebili come la tua.
Avrei voluto leggere ancora una tua nuova prefazione al mio nuovo libro: non ho fatto in tempo, non c'è stato tempo, maledetto tempo.
Rimani a chiacchierare con me; fatti abbracciare e lasciati stringere, e che si fotta ogni corona infetta da virus.
"Scorre il tempo, mai così impietoso, animato dalle persone che non ci sono più o che sono semplicemente sparite dall'orizzonte per motivi non sempre così facili da spiegare".
L'hai scritto tu per la mia notte.
Oggi sei tu ad essere andato via; sei partito per un viaggio senza ritorno che ti darà lavoro in paradiso, lontano dalla Val di Susa e da tutti i presidi che hai contestato.
Oltre quell'orizzonte riesco ancora a riconoscerti col tuo giubbotto di pelle scura ed i tuoi occhiali da sole: mi saluti dal finestrino posteriore di quella Giulietta grigia guidata da Gianni.
Dalle tue labbra riconosco la frase che mi hai sempre ripetuto in vita:
"Tenete duro, ce la faremo".
Oggi più che mai lo faremo anche per te.
Ciao amico mio.






meraklidikos@gmail.com

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