sabato 28 marzo 2020

Dall'altra parte delle sbarre ci sono i miei figli, ma a causa di un gioco imprevisto e contagioso della natura, questa volta sono loro ad essere reclusi, pur essendo innocenti.
Sono detenuti in regime di semilibertà da un mese ormai, costretti ("giustamente") a stare in casa per essere protetti da uno stalker che ha piegato il mondo.
Sono stati strappati ("giustamente") alla scuola, allo sport, alle birrerie, al cinema, ai concerti, agli amici, ai nonni, a un padre separato dalla loro madre che vive in un comune diverso.
Sono stati privati ("giustamente") di caldi abbracci, dolci baci e tenere carezze da parte di chi li ama.
Sono stati privati ("giustamente") della possibilità di vivere come è giusto vivere alla loro età, costretti a sentir parlare di ricoveri e decessi, economia a rischio e ritorno alla normalità ancora lontano.
C'è chi prega e chi detesta chi invita a pregare, chi autocertifica e chi controlla la compilazione di ciò che ha già perso valore, chi muore e viene trasportato lontano da chi vive, chi rischia di morire ed è obbligato a rimanere vicino a chi respira a stento.
C'è chi ha chiuso e forse non riaprirà mai più, chi considera eroe chi va a lavorare, chi è ammalato in casa e chi da casa fa finta di lavorare.
C'è chi segue lezioni grazie alla tecnologia e chi, grazie a quella stessa tecnologia, rimane in vita; chi implora aiuto e chi non ha più la forza per farlo, chi si veste da sciacallo guardando il proprio fatturato e chi si sveste da imprenditore e dona milioni di euro per essere ricordato.
C'è chi non potrà fare gli esami di maturità, non di certo conditi di quella completa dose di emozioni fatta di tatto che tutti abbiamo sperimentato.
Li ricorderanno come i mesi del corona, in cui si era in quarantena e ci si preparava a diplomarsi in pigiama e ciabatte, da casa: rimarrà impressa nella loro mente una pandemia che si è presa anche il diritto di potere lasciarsi esaminare di persona.
Io lavoro come molti stanno facendo. 
Per qualcuno è una fortuna ma, a quanto pare, per altri non lo è.
Guardo dietro le sbarre il sorriso dei miei ragazzi e mi accorgo che, al contrario di me, loro non lo hanno ancora perso.
Allora spero come tutti e aspetto come pochi.
Già, perché a sperare siamo tutti bravi, ma ad attendere ci vuole pazienza, ottimismo, fiducia, e trovare tutte queste cose messe insieme e in un colpo solo, oggi è davvero difficile.
Ho due sorrisi che mi stanno aiutando; erano già belli prima, ma in giorni come questi, si stanno dimostrando ancora più smaglianti e splendenti.
Tra una condanna e un'assoluzione, tra una sbarra e un colloquio a distanza e tra un decesso e una guarigione, grazie al sorriso dei miei figli riesco ancora a credere che tutto questo finirà.
Ci ritroveremo acciaccati, piegati da ferite incurabili ed esausti da terapie invasive che avranno trasformato di certo ogni nostro metabolismo, ma saremo tutti più vivi di prima, salvi e ancora in tempo per abbracciarci e ricordare chi vivo non lo è più.





meraklidikos@gmail.com

4 commenti:

  1. Sei un grande.......!!!!!!

    RispondiElimina
  2. Caro ROCCO il bene dei figli sarà per tutta la vita ANCHE dopo che non CI saremo più è così sarà per i fighi ti auguro con tutto il cuore di abbracciarlo quando prima saranno la tua SERENITÀ un grande abbraccio

    RispondiElimina
  3. Hai ragione Rocco sono proprio i nostri figli a dare un senso a tutto oggi che tutto non ha più senso.

    RispondiElimina
  4. Sai io torno a casa è anche potendoli abbracciare non posso. Li evito mangio prima o dopo, mi isolo.Non ho un altra casa, devo star lì ed andare in trincea,perché ho scelto la mia professione per passione. Ne verremo fuori 🌸 diversi, cambiati con un grande insegnamento di apprezzare le piccole cose, anche le più scontate. Forza a me a te a tutti.

    RispondiElimina