lunedì 6 settembre 2021

 Molte delle ore antecedenti alla nascita di Lorenzo le abbiamo trascorse così, riconoscendo nel dentro e nel fuori due grossi protagonisti di un'attesa durata quasi dodici ore.
Nell'andirivieni di via Ventimiglia, tra decine di caffè bevuti in decine di bar diversi e toscanelli fumati sopra panchine di periferia sbiadite dal sole, ho riavvolto un nastro.
La mia vita rivista al sapore di caffeina e tabacco tostato, perennemente impegnato a ricercare un po' di fresco in una giornata picchiata dal sole.
Il dentro e il fuori, le telefonate del "ci siamo" e quelle del "è ancora presto", i tracciati attestanti le contrazioni e i momenti di recupero.
Che altalena la nostra esistenza.
Viviamo gioie e dolori come fossero prevedibili, ricercando gli uni ed evitando gli altri, festeggiando per le nozze e piangendo per le separazioni.
Investiamo giustamente in ciò per cui crediamo valga la pena vivere, ma non sempre le cose vanno come avremmo desiderato.
Il relativismo dei nostri copioni recitati e imparati a memoria trasforma tutto in commedia, spettacoli fatti di atti e scene dove il rischio gioca con la speranza, l'impegno prende a calci i sacrifici non compresi e la rinuncia calcifica la noia rendendola deterrente per la fuga.
La gente parla, giudica e conclude.
Gli amici si schierano, i parenti spariscono e i figli crescono.
Bisogna ricostruirsi da soli, non c'è via di scampo.
Nessuno psicologo, nessun raggio di sole, nessun libro dentro cui trovare le risposte.
Ti avvicini nuovamente al portone della felicità e citofoni a uno di quei campanelli con le lucine sempre accese e ben incastonate dentro al telaio della speranza.
Non hai codici strani per aprirlo, ma sei obbligato a scegliere piano e residenza: gioia o dolore, forza o debolezza, entusiasmo o depressione.
Il condominio è alto e di abitazioni ce ne sono molte.
Il dentro e il fuori, una scelta inevitabile per abbracciare un posto caldo nuovo o continuare a vivere al freddo fuori da ogni nuova emozione.
Da quando sei arrivata tu la mia nuova casa non conosce perdite, gli intonaci sono saldi e i rubinetti non lacrimano più.
La tua forza è il mio scudo, la tua dolcezza il mio riparo e il tuo disordine la mia felicità.
Tu mi hai insegnato cosa sono la quiete, il silenzio e la pazienza, la generosità d'animo e l'ospitalità del cuore.
Di campanelli ne abbiamo dovuti suonare tanti; quando ci hanno aperto siamo entrati e abbiamo mangiato, bevuto e cantato con chi ci ha ospitato, ma quando ci hanno lasciati fuori, siamo andati via mano nella mano comunque sorridenti, pur avendo intravisto dietro le tende delle finestre qualcuno che ci osservava.
Con Lorenzo dentro sei stata esemplare.
Con Lorenzo fuori sei più adorabile di prima.
Per regalarlo al mondo hai sofferto con dignitoso silenzio, un prima e un dopo senza lagnanze, un dentro e un fuori fatto di sorrisi e ottimismo.
Quando mi hanno chiamato per dirmi che potevo salire da te, il mio cuore si è fermato.
Ho aspettato davanti a quella sala parto la fine del mio nastro, da solo e in silenzio, distratto dal solo rumore degli ascensori distanti che di tanto in tanto salivano e scendevano.
Mentre i titoli di coda si dissolvevano tra le pareti di quell'attesa, sei arrivata tu, distesa e sorridente sopra un lettino a rotelle, scortata da due fatine vestite con un camice verde.
Dentro e fuori.
Il dolore, poi la luce, quella vera, quella calda, quella che non avrei mai immaginato di rivedere dopo diciassette anni.
In quella sala parto ho guardato dove non avrei potuto guardare con Samuel e Christian vista la giovane età.
Ho cercato di non farmi distrarre da cose che avevo già visto, provando a concentrare la mia attenzione ad emozioni meno biologiche ma pur sempre vitali.
La vita, vista come ogni uomo dovrebbe vederla, nel dolore della mamma che ce la dona e nella gioia del papà che la riceve.
Grazie Eleonora, grazie per avermi regalato una notte di San Lorenzo in più. Grazie per avermi donato tra le braccia un'altra stella, una stella caduta dal cielo sulla nostra casa, una stella accolta da tutti con indicibile amore, una stella che proteggeremo e cureremo insieme con l'amore dei suoi fratelli più grandi, dei suoi nonni, degli zii, dei cugini, degli amici, dei colleghi, di tutti quelli che come noi non hanno più voglia di aspettare dietro le sbarre di un ospedale o sotto il portone di un palazzo abbandonato, ma sentono il bisogno di rinascere ogni giorno per strillare di gioia tra un cordone ombelicale tagliato e una poppata famelica sorridente.
Sei il mio sorriso, il mio "va tutto bene', il mio ok preferito.
Stringimi forte adesso che puoi: Lorenzo è fuori e non è più dentro, per questo non avrò più paura di farti male.




meraklidikos@gmail.com

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