mercoledì 22 aprile 2020

Avevo vent'anni e all'epoca anch'io portavo al collo una catenina d'oro.
Quella domenica decisi di partire da Potenza per andare a trovare a Francavilla Fontana uno dei miei colleghi di corso con cui avevo legato di più.
Si chiamava Gianluca.
Mi portò a fare un bagno nel mare di San Pietro in Bevagna, dentro un'acqua talmente bella da riuscire a ricordarla limpida e chiara ancora oggi, a distanza di decenni.
Io lo chiamavo PIZZARRONE...
Lui mi chiamava SCUPETTINO...
Qualche anno prima eravamo in forza al Reparto Mobile di Taranto ed entrambi dividevamo la camerata con l'amico rossanese Nilo, grande uomo e di grande mole.
Tutte le mattine ci svegliavamo con la sua sveglia metallica, una di quelle con dentro imprigionato un gallo che becca ogni secondo un chicco di grano.
Quanti voli ha fatto quella sveglia; Nilo la scaraventava puntualmente contro la parete della stanza tutte le mattine, ogni volta che quei campanelli in ferro ci avvisavano che l'ora dell'alzabandiera era vicina.
Eppure quel gallo non moriva mai.
Il giorno dopo era pronto a beccare nuovamente in attesa di cantare ancora.
Ci volevamo bene, nonostante il nostro lavoro spesso ci trasformava in apparenti  superuomini che si divertivano a giocare a chi era il più forte.
Io perdevo sempre, ero magro da fare schifo, ma vedere loro due farsi i dispetti, era la cosa che mi faceva spaccare di più in quegli anni trascorsi lontano da casa; anni in cui tutto sembrava difficile, per cui tutto era apparentemente "sacrificio" e dentro cui tutti cercavamo di ammazzare il tempo in attesa di ritornare a vivere quanto prima nelle nostre città d'origine.
Oggi pagherei per riavere quegli anni, e sono certo che con me si indebiterebbero  anche Gianluca e Nilo.
Oggi, dove tutto sembra difficile, tutto è "sacrificio" non più apparente e per cui tutto va vissuto alla giornata senza sapere ciò che il futuro potrà riservarci.
La storia si ripete, e forse si ripeterà, con l'unica differenza che a nessuno mancheranno questi giorni; nessuno dirà mai che questi sono stati gli anni più belli della propria esistenza ed è certo che nessuno vorrà immaginare di riviverli per il solo desiderio di sperimentare nuovamente le emozioni messe a dura prova in questi mesi.
Una volta tanto il passato ha asfaltato il presente.
Ci sarà un futuro da ricostruire, ma se sulla tavolozza da disegno riusciremo a mettere i colori di quel mare pugliese che circa trenta anni fa mi presentò PIZZARRONE, sono certo che lo spettacolo che ne verrà fuori sarà meritevole di essere ancora messo in scena, senza guanti e coi volti scoperti.





meraklidikos@gmail.com

2 commenti:

  1. Io penso di essere l'unica persona che in questo periodo cerca di non vivere di ricordi.
    Bisogna viaggiare con la mente proiettandoci in tempi futuri.
    Cercare di costruire momenti nuovi che diverranno pezzi di memoria di un passato che ci ha offerto una possibilità d' introspezione non da poco, nel bene e nel male .
    Tra pianti, paure, angosce per ciò che ancora non conosciamo, ci sono stati e ci saranno comunque anche sorrisi e positività.
    Raffiguriamo quindi questo quadro con tutti i colori che meglio esprimono le nostre soggettive sensazioni.
    Siamo quel che siamo ma forse, un giorno, saremo meglio!

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  2. Per il futuro occorre necessariamente più consapevolezza e rispetto ambientale, da parte di tutti quanti.

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