martedì 11 agosto 2020

Riconoscersi deboli, fragili, incapaci di non riuscire più a costruire quello che fino a qualche tempo prima consideravamo la gioia più grande, la naturale e spontanea capacità di riconoscersi in ciò che prendeva forma costruito dalle nostre passioni.

Libri scritti dalle nostre penne, quadri disegnati dai nostri pennelli, brani composti dal nostro estro e cantati dalle voci di altri.

Podi conquistati dal sudore di risultati raggiunti a fatica, restauri curati nei minimi particolari, orti ordinati, collezioni incrementate, riviste consumate.

Capita di perdersi, di non avere più nulla da scrivere, da disegnare, da comporre.

Capita di smarrire ogni riferimento, di mettere le mani in tasca e non trovare più la bussola che orientava, il mazzo di chiavi che apriva, il paio di occhiali che tutto metteva a fuoco e tutto rendeva più chiaro.

Capita di domandarsi se conta di più concentrarsi sui km percorsi dalle nostre aspettative oppure sulla velocità con cui decidiamo di lasciarle alle nostre spalle.

Ogni viaggio è un libro da scrivere, un quadro da disegnare, un pezzo da comporre.

Ogni viaggio è un podio da conquistare, un restauro da concludere, un orto a cui dar vita.

Ogni viaggio è una collezione da accrescere, una rivista da terminare, una partita nuova vincere.

Ogni vita sta al viaggio come ogni viaggio sta alle passioni con cui decidiamo di condirla.

La debolezza e la fragilità del sentirsi a volte incapaci è solo la conseguenza degli antibiotici futili che il tempo ci impone di ingerire, riuscendo persino a farci sentire ammalati di depressione, autismo o dislessia.

E pensare che quand'ero ancora bambino e mi sbucciavo le ginocchia sull'asfalto dei campi di calcio improvvisati sotto casa, di certe patologie non se ne sentiva ancora parlare.

Viaggio e con la coda dell'occhio memorizzo i km che vanno e non torneranno mai più.

Corro, rallento, accellero e decellero.

Il solito orizzonte non è più lo stesso ed io non voglio andare via da tutto questo, non adesso.

Mi accorgo che prima che la spia della riserva mi si accenda, posso fare ancora tanta strada e, come per magia, il contorno della provinciale che percorro diventa passione.

Stazioni di sevizio a forma di libri, asfalto con note musicali e segnaletica stradale incorniciata in quadri da esporre in gallerie diverse da quelle che dividono la luce e il buio dei miei alti e bassi.

Arriverà un giorno in cui qualcun altro ritroverà le nostre bussole, metterà gli occhiali per vederci meglio e, con il mazzo di chiavi che gli lasceremo in consegna, aprirà i caselli del suo viaggio per godersi il panorama che grazie a noi saprà apprezzare.

Prendo in mano la mia penna e ricomincio a raccontare ciò che incontro, affinché ogni pensiero diventi musica da cantare e ogni pagina scritta emozione da ricordare.



meraklidikos@gmail.com

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