giovedì 6 agosto 2020

Quando Antonio decideva di abbracciarti, ti abbracciava e basta.
Era completamente disinteressato della forma e della prassi: stringeva forte, quasi a voler diventare un tutt'uno con la sua preda a cui aveva deciso di trasmettere calore.
I suoi abbracci non erano come quelli che di raro ci scambiamo noi.
Quando Antonio decideva di raccontarti un aneddoto, te lo raccontava e basta.
Era un fiume in piena che travolgeva ogni tentativo di farla franca per riuscire a tornare a lavorare.
Non potevi mai fare a meno di dargli retta altrimenti ti avrebbe comunque inseguito per arrivare alla fine della sua riflessione.
Quando Antonio si accorgeva del tuo malumore, inevitabilmente ti sorrideva, ricordandoti che "tutto si risolve, perché la vita è bella e nulla può essere più importante della buona salute".
Cì, quanta gente ti ha voluto bene tu non lo immagini neanche.
Ti ricordi quando sei stato investito in moto tanti anni fa?
Corsi in ospedale a trovarti e ridendo sulla barella mi dicesti:
- Cì: te l'avevo detto.
Quando mi vedi in verticale va tutto bene, ma quando sono orizzontale come adesso ti devi preoccupare.
E comunque neanche all'inferno mi vogliono!
Altro che inferno: oggi il paradiso te lo sei guadagnato a punteggio pieno.
Ridevi...
Ridevi...
Ridevi...
Sempre e comunque!
Addirittura sei riuscito ad addormentarti per sempre salutandoci col tuo sorriso.
Ti ricordi l'impianto hi-fi che avevi sulla tua vecchia Lancia Y?
Valeva di più dell'intera macchina, eppure…quante cantate a squarciagola coi finestrini aperti nel cuore della notte di Torino negli anni della Valdocco.
Avevi delle pillole di saggezza che solo dalla tua bocca potevano uscire:
- Cì: le donne sono come un libro aperto  ed io "CI" strappo le pagine...
Stamattina ho sentito Sonia, mi ha passato il piccolo Gabriele; le ha detto che ero un tuo amico, un tuo collega, e lui sai cosa le ha chiesto prima di parlare con me?
"Anche lui è volato in cielo come papà"?
Anche il mio cuore si è fermato, eppure sono qui, vedi?
In fin dei conti noi tutti non siamo così diversi da vivi o da morti, basta annullare ogni attimo orizzontale per sentirci verticali in eterno.
Forse la verità sta proprio qui, nel provare a sentirti sempre vicino, nel vederti ridere, nel vederti fumare, nel vederti bere caffè, nel considerarti presente, qui, vivo in mezzo a noi.
Resto in silenzio e continuo ad aspettare che tu me lo chieda ancora, con la tua sigaretta tra le mani e quel sorriso permanente che t'illuminava il volto:
- Cì: lo vuoi il caffè?
No, non doveva finire così.
Non per te, per la tua onestà d'animo, per la tua sincera voglia di perdono, per la tua rara sete d'amicizia.
Antò: io non ce la faccio proprio a non immaginarti più dietro quella scrivania che delimitava il tuo regno stracolmo di reperti, con quelle mezze naturali abbandonate in ogni angolo e i tuoi cassetti disordinati stracolmi di ogni cosa.
Qualche settimana fa ero venuto in Commissariato a recuperare le mie divise; qualcuno a telefono mi aveva riferito che avrei dovuto liberare quanto prima l'armadietto.
Era dal giorno del mio trasferimento che avrei dovuto farlo, eppure, chissà perché, vivevo serenamente l'idea di poter continuare a rinviare sapendo che a vigilare sulle mie divise c’eri tu.
Ero certo, però, che semmai fossi stato obbligato ad organizzare quel trasloco, uno dei pochi disposto ad aiutarmi, saresti stato proprio tu.
- Cì: ma perché non te ne torni qua?
Caro amico mio: col senno di poi, se avessi saputo che tornare in Via Verdi sarebbe servito a riabbracciarti ancora una volta, lo avrei fatto sul serio.
Piango, e continuo a domandarmi quante giornate tristi come queste dovranno ancora passare prima che la nostra famiglia in divisa capisca che siamo "poca cosa", e che è dentro ogni nostra vita che bisogna imparare a volersi bene, proprio come tu ci hai insegnato a suon di sorrisi.
Cì: diglielo tu a chi non ci crede ancora.
Continua a farlo dal Paradiso, come hai sempre fatto tutti i giorni nel cortile del Commissariato, con le stesse buone maniere e gli infiniti e forti abbracci che hanno premiato la tua esistenza qui in terra.
Stringici ancora, uno per uno, e chiedici ancora una volta se abbiamo voglia di bere un altro caffè.
Gustiamolo insieme, davanti a quella macchinetta rumorosa che inevitabilmente ci farà ricordare di te
Tirala fuori quella chiavetta rossa stracarica d'amicizia e offrine ancora uno a tutti, perché il sapore amaro e privo di zucchero che sei riuscito a lasciarci in bocca, non ci abbandonerà mai.
Sei vivo, sei dei nostri, lo sei sempre stato, e noi non lo dimenticheremo mai.
Buon viaggio verso il Paradiso Cì...


meraklidikos@gmail.com

1 commento:

  1. Antonio ,come spesso si dice ,era una colonna del Commissariato.la notizia della sua scomparsa a me come a molti Vecchi del Comm.to ha suscitato sgomento e rabbia..
    Riposa in pace Amico mio
    Ciao Ci'!!!!!

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