sabato 23 gennaio 2021

È difficile definire mio padre.
Non è un carrozziere e neanche un meccanico, non è un muratore ma neppure un carpentiere.
Mio padre non è un idraulico ma non è neanche un elettricista, non può essere considerato un giardiniere, figuriamoci un tappezziere.
Mio padre è impossibile da etichettare con una sola attitudine, perché di semplice non ha proprio nulla in quanto ognuno di questi mestieri appartiene alla sua rara manualità.
Coltiva con minuziosa precisione ogni cosa e le sfide non lo hanno mai spaventano ma piuttosto sempre invogliato a salire sul podio più alto.
Un podio che comunque non occuperebbe mai a causa della sua timidezza ed infinita umiltà.
È un uomo complicato nella mente e da qualche anno anche nel corpo purtroppo.
Non ride mai.
Si sveglia ogni mattina alle 05:00 in punto, porta il caffè a mia madre costringendola ad aprire gli occhi e dopo essersi fatto la barba ascoltando due preghiere trasmesse da Radio Maria, scende in garage a trafficare per vincere qualche nuova scommessa.
Alle 12:00 torna di nuovo su, si prende le puntuali urla di rimprovero della stessa donna che ha svegliato alle 05:00 e dopo aver mangiato un piatto caldo, va a farsi una pennichella fino alle 16:00 in punto.
Alle 16:02, da circa 50 anni, a casa mia si sente scorrere l'acqua del rubinetto del bagno, acqua che riempie le mani callose di mio padre prima che finisca dispersa sul suo volto dormiente che cerca ancora di risvegliarsi.
Caffè con la moka già stracolma di zucchero, thermos pronto per conservare l'avanzo di una mezza tazzina fatale per i diabetici e via, di nuovo in garage a concludere la giornata.
La sua ritirata si aggira intorno alle 18:30, seguita dalle solite urla serali della mamma che anticipano la cena da lei preparata nel pomeriggio.
Arriva l'ora del divano.
Seduto sempre allo stesso posto, diritto davanti alla televisione e con le gambe stese sulla sedia, rimane sveglio solo per il tempo necessario a guardare il telegiornale, Striscia la notizia e i primi 10 minuti di un film in prima serata.
Poi arriva Morfeo e ci pensa lui ad avvolgerlo nella coperta che mamma gli ha lasciato alle 20:30 spaccate sulle gambe.
Lei si è fatta coccolare dal sonno già da tempo, dopo essersi cosparsa le mani di Leocrema e aver dato un'occhiata alla rivista Confidenze.
È difficile definire mio padre, oggi più delle altre volte.
Da diverse settimane le miserie che trova ogni mattina nel suo garage, sono lamiere arrugginite e plastiche malmesse di un motorino che sta restaurando per me, un vecchio Gilera CBA del 1980.
Voi non potete immaginare il miracolo che è riuscito a fare con questo ciclomotore.
Ogni tappa del restauro ha raccontato le nostre vite, la mia e la sua, così poco distanti ma così tanto vicine.
Io la mente, lui le mani.
Tutti i giorni, come mai era successo prima.
La consegna e il ritiro, la perizia e lo smontaggio, il preventivo e la consulenza del suo fedele compagno di viaggio Vittorio.
La pianificazione delle priorità, la lista della spesa e il nullaosta di donna Jolanda.
Tutto è pronto: si parte.
Oggi le cromature luccicano e le plastiche illuminano, il rosso taroccato é diventato turchese originale e le luci fioche di un faro ammuffito si sono trasformate in abbaglianti per gli occhi di chi è un grado di apprezzarle.
Il carburatore revisionato dalle sue mani regola ogni emozione persa nelle nostre vite, ma pur sempre ricercate.
La candela riaccende ogni speranza di potere riabbracciarci presto e la marmitta scalda dentro prima e sputa fuori dopo tutti i rimorsi che per troppo tempo si sono catalizzati al suo interno.
Ogni restauro racconta la metafora perfetta di tutte le vite; la ruggine corrosiva diventa argento vivo, il trasparente grezzo si trasforma in colore naturale e l'abbandono egoistico muta in libertà da vivere.
In fin dei conti, pensandoci meglio, non è poi così difficile definire mio padre.
È un regista, un gran regista, perché solo uno come lui poteva essere in grado di scrivere, recitare e girare un kolossal così bello.
Papà, questa volta hai vinto un Oscar, sei riuscito a raccontare la tua grandezza come non eri mai riuscito a fare prima, e lo hai fatto col tuo silenzio e nel tuo mondo, con i ferri in mano e le tue mani tremanti.
Fai il pieno di benzina al 2%, pedala per qualche giro e metti in moto la tua soddisfazione.
Sali in sella e goditi un memorabile primo viaggio.
Accelera più che puoi e sorridi.
Domani mattina lascia che mamma dorma qualche minuto in più.
Non accendere la radio ma continua a sognare con gli occhi chiusi e sereni.
Quando ti risveglierai troverai un sacco di gente a batterti le mani e a complimentarsi per l'ennesimo miracolo.
Questa volta l'hai fatta davvero grossa perché sei riuscito a raccontare un dono, un regalo, un pezzo stupendo che, tanto per cambiare, hai reso veramente unico.
Grazie papà. 




meraklidikos@gmail.com

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