martedì 21 aprile 2020

Era una sera di metà luglio, inevitabilmente calda, e lo eravamo ancora di più noi due, avvinghiati su un lettino da spiaggia che, nonostante fosse rigido e stretto, a me sembrava una nuvola: a noi sembrava una nuvola.
La cornice che disegnavano quei lettini disposti intorno alla piscina era disabitata, ed il villaggio si apprestava a spegnersi ormai, come ogni sera.
Soltanto il piano bar a pochi metri da noi sopravviveva ancora alla notte; aveva un repertorio piuttosto antico ed io e lei non riuscivamo a trattenerci dal ridere per la canizie di quei brani così lontani da noi.
Noi, che, ironia della sorte, ci eravamo conosciuti anche grazie alla musica.
Aveva un anno in più di me e mi aveva fatto credere di conoscere i Subsonica.
Ne rimasi ammaliato.
Loro erano sempre stati per me come Bonnie per Clyde, quindi non potevo non avere un occhio di riguardo per quella piacevolissima sorpresa di mezza estate.
La sua estrema sensibilità e i suoi occhi felini fecero il resto.
Quegli occhi che mi avevano fatto innamorare erano però carichi di pioggia quella sera. Ansimava tra le mie braccia sempre più veemente e notavo che da un po' era rimasta incantata a fissare il cielo. 
- Cos'hai?
- La senti questa canzone?
- Si, anche se credevo che Renato Zero avesse smesso di fare musica...
- Sta' zitto, non rovinare il momento: per una volta che mettono qualcosa di decente?
- Scherzi? Fino a ieri ti piacevano i Subsonica!
- "I migliori anni della nostra vita: stringimi forte che nessuna notte è infinita"...capisci?
In quel momento ebbe un fremito e i suoi occhi brillarono alla luce della luna e della stelle. Mi attraversò una scossa e sussultai anch'io, mentre anche i miei occhi cominciarono ad essere dighe troppo basse per quel mare di emozioni.
Entrambi sapevamo che sarebbe potuta essere l'ultima sera insieme, l'ultima canzone, l'ultimo interminabile abbraccio.
Eravamo due pianeti così lontani, destinati a non incrociare forse mai più le loro orbite.
Savoia io e Borbone lei.
D'estate non ci si dovrebbe mai affezionare ma quel bastardo di Cupido non va mai in vacanza, si sa.
- Abbracciami forte, che forse Renato ha un po' di ragione...
Rise, e si strinse al mio petto, mentre sentivo la maglietta che s'inumidiva in corrispondenza dei suoi occhi.
Scoppiai anch'io.
Un abbraccio lungo la durata di una notte.
Quella notte che, in fondo, speravamo non finisse mai.
Samuel





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